Comune di Pontelatone
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Le prime notizie certe si hanno in una citazione("abitatores de finibus Caiatie, loco ubi dicitur castro Ponte latronu") in documento capuano del 1053 una certa Sichelgarda vende parte di una proprietà nel territorio di Caiazzo, nei pressi della chiesa di San Silvestro, a Sassi e a sua moglie Maria . A metà dell'XI sec. esiste a Pontelatone un insediamento che si può pensare avvenuto in tempi anteriori, senza però poter risalire più indietro del 979, anno in cui l'arcivescovo di Capua, Gerberto, conferma al suffraganeo di Caiazzo, Stefano Menecillo, una bolla, nella quale vengono elencate le chiese - officiate nelle singole località - di pertinenza del presule caiatino. 

Nella bolla di Santo Stefano, Pontelatone non compare e dunque la sua nascita va circoscritta agli anni fra il 979 e il 1053, nell'ultimo periodo del dominio longobardo al sud. 
Nella Bolla del 979 compaiono, nelle vicinanze numerose località abitate, prima fra tutte la già citata Trebula, la quale, dopo un lungo periodo di decadenza fra il tardoantico e l'alto medioevo, durante il quale sembra essersi ecclissata, si riaffaccia nell'808 con una sua chiesa, intitolata a S. Secondino, che Colo, un abitante del territorio caiatino, offre alla cella cassinese di S. Martino al Volturno, presso Ruviano. 

La chiesa ricompare, con l'altra di S. Giovanni, nella Bolla del 979, e nel 996, insieme con la cella di S. Martino, quale dono dell'abate cassinese Giovanni II al predecessore Mansone. Dopo di che bisogna attendere l'età angioina per incontrare i signori del Casale di Trible o gli elenchi delle Rationes Decimarum, per leggere i nomi di due chiese de Triblis: S. Secondino, ancora, e S. Maria. 

Verso la fine del X sec., sotto l'urgere di nuove esigenze autonomistiche e difensive, gli abitanti di questi villaggi e soprattutto di quello cresciuto intorno alle chiese di Peti, dovettero spostarsi in un sito strategicamente più sicuro, come il banco tufaceo di Pontelatone, profondamente inciso dal Vallone delle Grazie ad ovest e dal Vallone Maltempo a nord-est, ma non in massa, tanto che la chiesa di Peti, S. Maria, continua a svolgere un suo ruolo, se è ancora, dopo una menzione del 1012, negli elenchi delle Rationes Decimarum. 
In ogni caso individuare il momento dello spostamento Peti-Pontelatone o comunque il momento della nascita di Pontelatone non è facile. 

Pensare ad un centro difensivo approntato verosimilmente dal signore longobardo di Caiazzo in funzione antinormanna nel secondo quarto dell'XI sec. - come pure avveniva intanto nelle terre di Montecassino e di S. Vincenzo al Volturno e delle altre signorie longobarde del Molise e dell'Abruzzo non è vietato, anche se è verosimile che fino alla caduta di Capua il fenomeno normanno non sia stato valutato a pieno e non si sia pensato alle difese nel territorio. 

E' più probabile invece che Pontelatone rientri nel circuito dell'incastellamento della seconda metà del sec. X, quando è appunto il castrum "la structure fondamentale de l'occupation du sol", organizzandosi intorno ad esso il lavoro contadino e il profitto signorile, come scrive Toubert, che poco dopo può parlare di un "souci d'urbanisme villageois", sulla cui potenzialità di "investimento" si è fermato Wickham.

Alcuni testimonianze sono date dalla restaurata porta di ingresso a nord-ovest, qualche brano murario e una semitorretta che si intravedono a fatica attraverso la folta vegetazione sul versante del vallone Maltempo a nord-est, la base di una torre a sud, sullo strapiombo al limite del Vallone delle Grazie. L'organizzazione difensiva del borgo oggi non può essere valutata a pieno per le notevoli trasformazioni dell'assetto terntoriale sul lato nord presso l'unica porta conservata, dove, per tradizione orale, il fossato o un vasto avvallamento naturale sarebbero stati riempiti in tempi non molto lontani. 



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